Folklore modenese | Dieci parole dialettali che indicano i cibi della tradizione

Folklore modenese | Dieci parole dialettali che indicano i cibi della tradizione

Il dialetto modenese è una lingua molto variegata: diverse sono le parole che differiscono da una porzione all’altra della provincia modenese e altrettante sono le parole che differiscono dalla lingua italiana. Vediamone alcune!

Portogal – a Modena l’arancia è ancora denominata “portogal” e trae origine dalla provenienza – ovvero il Portogallo – delle prime arance dolci importate in Europa nel sedicesimo secolo

Ufèla – questa espressione è ancora presente nel parlato modenese, seppur sia utilizzata dai modenesi più anziani, e sta ad indicare una piccola focaccia. In forma diminutiva, deriva dalla parola latina offa

Tigèla – non propriamente un cibo, ma provare ad addentarla non costa nulla: la parola tigèla è comune a tutta la fascia montana del modenese ed indica “una piccola pietra rotonda di terracotta sulla quale si cuociono crescentine e farina di castagne”. La parola è un derivato del latino tego, cioè tegella. E’ spesso confusa con il termine “crescentina” il quale indica il tipico disco d’impasto cotto tra le due tigelle.

Klur – indica sia il nocciolo (la pianta), che la nocciola (il frutto) ed è un’espressione utilizzata nel parlato di varie zone della pianura modenese. In città e nelle fasce pre-appenniniche si utilizza, invece, la parola ninzòla, più simile all’italiana “nocciola”.

Lambròsk – uno dei simboli del nostro territorio nonchè prodotto apprezzato ed esportato in tutto il mondo. La parola dialettale deriva da labruscum lambruscum, frutto della labrusca lambrusca, “vite selvatica”

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Sugi – indica un dolce villereccio che si soleva realizzare durante il periodo di vendemmia nelle campagne modenesi. Dolce simile è il savòr, “sapore”, realizzato anch’esso in tempo di vendemmia con mosto cotto e frutta

Oiva – termine molto comune a Zocca e dintorni, indica la buccia delle castagne secche

Nikkulò – farina, miele e nocciole tritate sono gli ingredienti che compongono il nikkulò, dolce tipico di Finale Emilia. L’origine si fa risalire al marchese Nicolò III d’Este, signore che governò il territorio dal 1393 al 1441

Bensòun – Dolce preparato in occasione di particolari festività e fatto oggetto di “benedizione”, il bensòun è il tipico dolce della pianura modenese e di Modena città. Il termine deriva dal latino ecclesiastico benedictione

Sug ed lukrézia – il succo di liquirizia è diventato a Modena il succo di Lucrezia.

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