Nutrie, istrici e tassi: nuovo piano di cattura e "deportazione" lungo i corsi d'acqua modenesi

Nutrie, istrici e tassi: nuovo piano di cattura e "deportazione" lungo i corsi d'acqua modenesi

Le nutrie non smettono mai di far parlare di sè. La Regione Emilia-Romagna ha recentemente approvato un piano triennale per catturare e traslocare questi animali presenti lungo i corsi d’acqua in provincia di Modena. Già in occasione dell’alluvione nella bassa modenese del 2014, i cunicoli scavati da tassi e istrici (insieme a nutrie e volpi) furono indicati come una delle cause del cedimento degli argini del Secchia. E già allora venne predisposto un piano di controllo e limitazione di questi animali, anche lungo il fiume Panaro.

In un’indagine realizzata nel 2019, furono stimate e cartografate 149 colonie di istrici, 90 di tassi e 83 colonie abitate da entrambi i mammiferi, mentre per ulteriori 95 la specie era incerta. Cifre, peraltro, considerate al ribasso.

Nel dicembre 2020 si verificò una nuova rottura arginale, questa volta del Panaro, con una breccia di circa 80 metri. Anche in quella occasione, una commissione ad hoc ipotizzò varie cause, tra cui anche danni causati dagli scavi degli animali. Fu così avviata una stagione di cattura di istrici e tassi, fino al maggio 2021, che però non pare abbia dato risultati significativi.

Considerata comunque “la fragilità del territorio interessato, come dimostrato dai ripetuti eventi alluvionali”, si legge nel piano approvato nei giorni scorsi dalla Giunta Bonaccini, la Regione Emilia-Romagna ha deciso di “proseguire l’attività di cattura e traslocazione degli esemplari di tasso e istrice al fine di limitare l’azione di indebolimento dei tratti arginati, nell’attesa dell’approvazione di un piano regionale finalizzato a tutelare la pubblica sicurezza da emergenze idrauliche”.

Il piano dedicato a istrici e tassi (per le nutrie ce n’è già uno ad hoc) sarà valido fino alla fine del 2024. Riguarderà le sponde dei fiumi Secchia e Panaro, a partire dalle rispettive casse di espansione, e comprenderà anche il canale Naviglio a partire dalla periferia nord di Modena fino a Bomporto. Si parla di un intervento complessivo su 15.000 ettari, che potrà anche interessare province confinanti. Per prima cosa, anche per evitare ricolonizzazioni, saranno chiuse tutte le tane e le gallerie rinvenute sulle arginature pensili.

Per catturare gli animali saranno predisposte trappole cosiddette a cassetta, con esche. Le catture e gli spostamenti degli esemplari saranno concentrate tra settembre e dicembre, evitando il periodo in cui si concentrano con maggiore probabilità le nascite (febbraio) e le fasi più delicate dello svezzamento dei piccoli, o il rischio di catturare esemplari giovani ancora dipendenti dalla madre. Le trappole dovranno essere controllate almeno una volta al giorno, entro le due ore successive l’alba. Famiglie o clan saranno catturati e spostati tutti insieme, in modo da conservare i legami tra gli animali. Eventuali femmine che stanno allattando, invece, saranno subito rilasciate. Gli esemplari catturati da trasferire saranno spostati “nel più breve tempo possibile” nei territori più idonei, che saranno selezionati in anticipo. Per evitare scontri con altre colonie o clan, gli animali saranno liberati a non meno di un chilometro da tane già conosciute, ma anche alla “massima distanza possibile” da strade e, naturalmente, da altri corsi d’acqua con argini. 

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